Touring Superleggera: L’Incurvatura del Vento e la Storia del Dogma Milanese
Il peso è il nemico, la resistenza all’aria l’ostacolo. Per Felice Bianchi Anderloni e Gaetano Ponzoni non è una semplice trovata di marketing. Nel 1926 svestono le toghe da avvocati e rilevano le quote della Carrozzeria Falco di Vittorio Ascari a Milano, a un tiro di schioppo dai cancelli del Portello e della vicina Isotta Fraschini. Fissano così un’eresia ingegneristica destinata a ridefinire la storia del design: eliminare il legno, frantumare la massa e trasformare la lamiera in pura dinamicizzazione della forma.
L’Architettura delle “Ossa Cave”: Il Brevetto Superleggera e i Trionfi Prebellici
L’esordio con Isotta Fraschini e le prime Alfa Romeo 8C

Prima dell’avvento delle strutture in metallo leggero, le carrozze a motore poggiano su pesanti e igroscopiche ossature in frassino o faggio.
Prima dell’avvento delle strutture in metallo leggero, le carrozze a motore poggiano su pesanti e igroscopiche ossature in frassino o faggio.
Nei suoi primi anni di vita, la Carrozzeria Touring veste i maestosi telai dell’Isotta Fraschini Tipo 8A. Tra il 1926 e il 1931 scolpisce fuoriserie di un’eleganza aristocratica che incantano l’alta società dell’epoca. Ma l’ossessione fondante rimane la velocità: si affina nelle prime esperienze da corsa sulle Alfa Romeo 8C 2300 dei primi anni ’30, con le prime carrozzerie flessibili e alleggerite.
Il brevetto del 1936 e l’epopea della BMW 328 Touring Coupé
Nel 1936 arriva la svolta che cambia la storia dell’auto: il brevetto Superleggera. L’ispirazione è puramente aeronautica. Sopra il telaio o la piattaforma della casa madre viene eretta una fitta reticolatura tridimensionale di tubi d’acciaio al cromo-molibdeno. I tubi hanno appena 11–15 millimetri di diametro e un millimetro di spessore.
Come le ossa cave di un rapace, la struttura garantisce una rigidità torsionale inaspettata a fronte di un peso piuma. Sopra, isolata da un velo di feltro isolante per evitare la corrosione galvanica, la “pelle” in lega d’alluminio viene battuta a mano su calibri di legno. Il risparmio di massa sfiora così il cinquanta per cento rispetto alle tecniche tradizionali.
La prima a dimostrare il teorema in gara è la radiosa Alfa Romeo 6C 2300 L, alla Mille Miglia del 1937. È l’apripista di un decennio di capolavori sbalorditivi. Il culmine dell’era prebellica si raggiunge tra il 1937 e il 1939 con la sublime Alfa Romeo 8C 2900B Lungo, nelle declinazioni Spider e Berlinetta. Sono oggetti d’arte in movimento che ancora oggi dominano i concorsi d’eleganza di Pebble Beach e Villa d’Este.

Poi viene il 28 aprile 1940: sul circuito bresciano della Mille Miglia, la BMW 328 Touring Coupé sfreccia a 166,7 km/h di media. Stacca il resto del gruppo e infligge al mondo una lezione d’aerodinamica definitiva.
La Sartoria del Dopoguerra: Le Icone Touring per Ferrari, Alfa Romeo e Maserati
Le prime fuoriserie di Maranello: dalla 166 MM Barchetta alla 340 America
Nel 1943 le bombe alleate radono al suolo la storica sede milanese di via Breda. Ma la passione non si sgretola sotto le macerie. La rinascita dell’automobile d’autore riparte subito nel dopoguerra, con la ricostruzione degli stabilimenti. Touring torna così a essere il punto di riferimento per chiunque voglia trasformare i cavalli vapore in gloria agonistica.
Enzo Ferrari, ai suoi esordi da costruttore, si affida all’arte milanese per modellare la leggendaria Ferrari 166 MM del 1948. Presentata al Salone di Torino, la vettura fu notata da Gianni Agnelli. Vedendone le forme aperte ed essenziali, esclamò: «Ma questa non è una macchina; è una barchetta!». Il termine, subito ripreso dalla stampa e adottato da Touring, diede origine alla categoria delle carrozzerie “Barchetta”.
Il 1949 consacra la 166 MM Barchetta nel mito del motorsport con un’incredibile doppietta. Arrivano la vittoria alla Mille Miglia, con Clemente Biondetti ed Ettore Salani, e il trionfo assoluto alla 24 Ore di Le Mans. Qui Luigi Chinetti firma un’epica impresa d’altri tempi, guidando per oltre ventidue ore e mezza su ventiquattro. Lascia il volante al compagno Lord Selsdon per poco più di un’ora.
Seguono le leggendarie Ferrari 166 Inter, 195 Inter e 212 Export. Nel 1951 arriva poi la brutale Ferrari 340 America, dove la pelle d’alluminio milanese deve contenere i 220 cavalli del prepotente V12 “Big Block” firmato Aurelio Lampredi.
Il mito del Portello e del Tridente: 1900 CSS, 3500 GT e 5000 GT
Sulla sponda del Portello, il legame viscerale con l’Alfa Romeo regala icone senza tempo. Dalla celeberrima Alfa Romeo 6C 2500 SS Villa d’Estedel 1949 si passa alle eleganti Alfa Romeo 1900 Sprint e Super Sprint (CSS) degli anni ’50. È la coupé leggera con cui i gentlemen drivers dominano la Carrera Panamericana, con i colori della Scuderia del Portello. Una parabola stilistica che prosegue senza sbavature sulle scultoree Alfa Romeo 2000 Spider e 2600 Spider tra il 1957 e il 1965

Anche Modena cede al fascino milanese: prima nel 1954 con l’incantevole Maserati A6G/54 2000, poi nel 1957 con la Maserati 3500 GT, la Gran Turismo all’italiana per antonomasia. Nel 1959 arriva anche la regale Maserati 5000 GT “Scià di Persia”, voluta da Reza Pahlavi per incastonare il brutale motore V8 da corsa derivato dalla Maserati 450S. Nello stesso periodo, per la Lancia, vede la luce la raffinata e sobria Lancia Flaminia Coupé.
La sfida di Sant’Agata Bolognese: la nascita della Lamborghini 350 GT
Quando poi Ferruccio Lamborghini decide di sfidare il mondo nel 1963, si ritrova tra le mani l’esuberante prototipo Lamborghini 350 GTV. I carburatori sporgono ancora dal cofano. In pochissimi mesi di febbrile lavoro d’officina, Carlo Felice Bianchi Anderloni smussa le forme e adatta i volumi al motore reso stradale dagli ingegneri di Sant’Agata. Firma così la Lamborghini 350 GT del 1964, seguita dalla Lamborghini 400 GT e dall’avveniristico prototipo Shooting Brake Lamborghini Flying Star II del 1966.
L’Eredità Senza Confini: Da Aston Martin DB5 al Mito Moderno
Aston Martin e la Sartoria Milanese Oltre la Manica
Il marchio Superleggera travalica persino la Manica. Quando Aston Martin cerca la linea definitiva per la Aston Martin DB4 e per la leggendaria Aston Martin DB5 del 1963 — l’auto destinata a diventare l’icona di James Bond — acquista la licenza del brevetto milanese. La costruisce a Newport Pagnell: il mito del gentleman driver britannico veste così, sotto le lamiere d’alluminio, la più alta sartoria meccanica milanese.
Un’eleganza che nasce da una ricerca visionaria, quasi spavalda. Basti pensare alla spaziale Alfa Romeo Disco Volante del 1952, capace di anticipare il futuro dell’aerodinamica

Il Tramonto del 1966 e il Revival di Piero Mancardi
Un’epopea d’oro che si arresta nel 1966. L’irruzione della grande produzione in serie e la monoscocca industriale decretano il tramonto dell’era dei carrozzieri su misura.
Ma la storia dei grandi miti conosce strani ed eleganti corsi e ricorsi. Così come nel 1926 furono due avvocati a svestire le toghe per fondare il sogno della carrozzeria Touring, nel 2006 è un altro avvocato milanese a raccogliere quel testimone interrotto. Si tratta di Piero Mancardi.
Mancardi è sostenuto dal gruppo Zeta Europe BV, già custode di un altro simbolo dell’eccellenza meccanica: lo storico marchio Borrani, celebre per i suoi inconfondibili cerchi a raggi e ruote speciali. “Riaccende i motori” della casa milanese per proiettarla nel nuovo millennio.

È quindi lo stesso spirito che anima le fuoriserie contemporanee. Qui la fibra di carbonio polimerizzata in autoclave si sposa con il tocco insostituibile del battilastra. La filosofia Touring, in fondo, non è mai mutata.
Non c’è centro di calcolo né catena di montaggio che possa sostituire l’occhio e la sensibilità di un uomo. È lui a sagomare l’alluminio su un calibro di legno. Touring Superleggera resta l’incarnazione di un’ossessione: la vittoria della forma sulla massa. È il punto esatto in cui la fisica cessa di essere calcolo per farsi alta scuola automobilistica. E dove il vento, da nemico imbattibile, impara finalmente a piegarsi al genio milanese.

La Parola ai Lettori: Corsa o Concorso d’Eleganza?
Touring Superleggera ha sempre vissuto in bilico tra due anime. Da una parte la belva da corsa nata per vincere sul filo del cronometro, dall’altra la fuoriserie scolpita per incantare i prati di Villa d’Este o Pebble Beach.
Se poteste custodire in garage una sola creazione firmata Touring, quale sarebbe? L’insolenza agonistica della Ferrari 166 MM Barchetta, la grazia aristocratica dell’Alfa Romeo 8C 2900B, o l’eleganza senza tempo della Maserati 3500 GT?

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Foto di https://msole78photo.it

