Lotus verde con livrea Martini Racing ed Essex in pista a MonzaPrima della celebre livrea nera e oro, anche Lotus ha vestito i colori Martini Racing, qui affiancati allo sponsor Essex.

IL COLORE DELLA VELOCITÀ

Come le pennellate sulla carrozzeria riscrivono la storia del Motorsport

Chiudi gli occhi per un secondo. Riesci a sentirlo?

È quel brivido sottile prima del via. L’aria satura di benzina e gomma bruciata. Il rombo sordo dei V12 che fa tremare l’asfalto. Il cuore che picchia in petto. Poi, una sciabolata. Un’esplosione di colore sfreccia a trecento all’ora. Taglia l’aria. Lascia dietro di sé solo polvere, battiti accelerati e pura meraviglia.

In quel fotogramma si compie la magia. L’auto da corsa smette di essere un freddo groviglio di tubi, metallo, carbonio e calcoli ingegneristici per diventare un’icona viva. Il cronometro, da solo, non basta a spiegare il mito. Una vittoria dà punti in classifica. È il colore che consegna all’immortalità.

Le livree non sono mai un semplice dettaglio estetico. Sono l’armatura dei nostri eroi. Sono il linguaggio segreto delle nostre passioni. Sono la mappa genetica del motorsport.

Dalle patrie galanti alla prima grande eresia

All’inizio non ci sono contratti milionari. Non ci sono loghi sulle pance delle vetture. C’è l’orgoglio puro delle nazioni. Nel 1900 nasce la storica Coppa Gordon Bennett. L’auto viene identificata in base alla provenienza del pilota. Un codice poi codificato dall’AIACR.

L’Italia impone al mondo la sua fame di vittoria con il Rosso Corsa. È la seconda pelle di Alfa Romeo e Ferrari. È il teatro delle battaglie di Tazio Nuvolari negli anni ’30. È il primo titolo di Formula 1 con Giuseppe Farina nel 1950.

Alfa Romeo 158/159 Alfetta, monoposto F1 al Museo di Arese
Alfa Romeo 158/159 Alfetta, monoposto F1 a

La Gran Bretagna risponde con la sobria eleganza del British Racing Green. Lo sfoggiano Vanwall, Cooper e Lotus. Lo guidano Stirling Moss e Jim Clark tra i ’50 e i ’60. La Francia sfreccia nel suo fiero Bleu de France. La Germania abbraccia la leggenda del metallo nudo. Racconta il mito che nel 1934 la Mercedes raschiò via la vernice bianca dalla W25 per rientrare nei 750 kg al Nürburgring. Realtà o affascinante aneddoto d’epoca, nacque così il mito delle Frecce d’Argento di Rudolf Caracciola. Sono divise da combattimento. Sfidano il vento della Mille Miglia e la polvere della Carrera Panamericana.

Poi arriva il 12 maggio 1968. Si corre il GP di Spagna a Jarama. Una data che cambia tutto. La FIA liberalizza gli sponsor commerciali. Colin Chapman, patron della Lotus, affonda il pennello nel portafoglio di Imperial Tobacco. Cancella il verde britannico. Veste la Lotus 49B con i colori delle sigarette Gold Leaf.

Graham Hill e Jochen Rindt scendono in pista in rosso, bianco e oro. I puristi gridano al sacrilegio. Ma il dado è tratto. Nel 1970 Rindt vince il titolo su Lotus 72. Diventerà l’unico campione del mondo postumo dopo la tragedia di Monza. Le monoposto non rappresentano più una bandiera. Diventano velocissimi manifesti pubblicitari.

L’Età dell’Oro: fumo, benzina e telecamere

Gli anni Settanta e Ottanta trasformano la F1 in una galleria d’arte ad altissima velocità. Nel 1972 Chapman alza di nuovo l’asticella. Lancia la John Player Special. Un capolavoro nero e oro. Veste la Lotus 72 di Emerson Fittipaldi, campione nello stesso anno. Veste la rivoluzionaria Lotus 79 a effetto suolo di Mario Andretti nel 1978.

Lotus John Player Special nera e oro in pista a Monza
Il capolavoro cromatico di Colin Chapman: la Lotus John Player Special, nero e oro, che ha vestito le vittorie di Fittipaldi e Andretti.

Su quella tela scura dipinge le sue magie un giovanissimo Ayrton Senna. È il 1985, sotto il nubifragio dell’Estoril. Ronnie Peterson, Jacky Ickx e Carlos Reutemann consegnano quel binomio cromatico alla leggenda.

Intanto arriva la TV a colori. Servono icone capaci di bucare lo schermo. Nasce lo chevron bianco e rosso fluorescente di Marlboro. Esordisce con BRM e Iso-Marlboro nei primi anni ’70. Si consacra con la McLaren M23 di Fittipaldi (1974) e James Hunt (1976).

Quella livrea fa da sfondo ai duelli tra Senna e Alain Prost tra il 1988 e il 1993. Veste le staccate di Arturo Merzario. Approda infine sulla Ferrari. Accompagna i cinque titoli di Michael Schumacher dal 2000 al 2004.

McLaren MP4 con livrea Marlboro in pista a Imola
Lo chevron bianco e rosso Marlboro, sfondo dei duelli tra Senna e Prost e dei cinque titoli di Schumacher in Ferrari.

“Una vittoria ti assegna dei punti in classifica, ma è il colore che ti consegna all’immortalità.”

Attorno a loro, il paddock esplode di colori. Il giallo canarino di Camel veste la Lotus 99T di Senna nel 1987. Veste la Benetton B191 di Schumacher nel 1991. Veste le imbattibili Williams FW14B ed FW15C di Nigel Mansell e Prost nel 1992 e 1993.

Il blu scuro e oro di Rothmans scorta le Williams di Damon Hill nei mondiali 1996 e di Villeneuve nel 1997. Quella stessa livrea resta scolpita nella memoria per il drammatico 1994, l’anno del tragico addio di Ayrton Senna a Imola.

Prima ancora domina Le Mans sulle Porsche 956 e 962 dal 1982 al 1987 con Derek Bell e Stefan Bellof.

Il giallo sfacciato di Benson & Hedges illumina la Jordan dal 1997. Sfoggia la vipera “Bitten & Hisses” e il calabrone “Buzzin Hornets”. L’argento e nero metallizzato di West riveste le McLaren MP4/13 e MP4/14 dal 1997 al 2005. Porta Mika Häkkinen ai titoli 1998 e 1999. Lancia la stella di Kimi Räikkönen.

Williams FW07 con livrea TAG in curva a Monza
Una Formula 1 storica anni ’80 in pista a Monza durante la Coppa InterEuropa 2015.

Il blu di Gitanes e Gauloises tinge le Ligier di Jacques Laffite e Olivier Panis, fino alla Prost GP di Jean Alesi. L’azzurro di Mild Seven firma la Benetton B195 del secondo titolo di Schumacher nel 1995. Veste poi le Renault R25 e R26 di Fernando Alonso nel 2005 e 2006.

Dal fango dei Rally alle ombre della censura

La febbre del colore invade anche le gare di durata e i rally. Il celeste powder blue con la striscia arancione Gulf Oil rende immortali le Ford GT40 vincitrici a Le Mans nel 1968 e 1969. Veste le Porsche 917 K di Jo Siffert e Pedro Rodríguez. Entra nella cultura pop con il film Le Mans (1971) di Steve McQueen.

Intanto Parmalat firma le Brabham BT49 e BT52 di Nelson Piquet, campione nel 1981 e 1983. Dal 1986, Benetton trasforma le sue auto in un’esplosione Pop di colori mai vista prima.

Sullo sterrato e nei rettilinei delle gare di durata, la pittura si fa culto. Le strisce blu, azzurre e rosse di Martini Racing vestono la sagoma affilata della Lancia LC1 nel mondiale sport-prototipi del 1982, per poi consacrare la leggenda della Lancia nei rally. Prima con l’ultima trazione posteriore della Lancia 037 campione mondiale nel 1983, poi con il dominio totale Delta Integrale, eletta da tutti come la regina dei rally laureandosi campione del mondo con i suoi sei titoli consecutivi dal 1987 al 1992.

ancia Delta S4 con livrea Martini Racing
Il Gruppo B nella sua espressione più estrema: la Lancia Delta S4, ultima grande protagonista prima della fine di un’epoca nei rally.

Chi ama il traverso ricorda la freccia tricolore di Alitalia sulla Lancia Stratos di Sandro Munari nei primi anni ’70. Ricorda il blu e oro di Subaru e 555 con Colin McRae nel 1995. Ricorda il bianco-verde-rosso Castrol sulla Toyota Celica di Carlos Sainz nel 1990 e 1992.

Ma la musica cambia. Nel 1998 la Direttiva Europea 98/43/CE colpisce gli sponsor del tabacco. Nel 2005 scatta il divieto totale. I designer si inventano un mimetismo geniale.

Nei GP “no-tobacco”, McLaren sostituisce la scritta West con i nomi dei piloti (Mika, David, Kimi). Jordan trasforma Benson & Hedges in “Bitten & Hisses”. Ferrari e Philip Morris creano dal 2005 al 2010 il celebre codice a barre. Ad alta velocità ricrea l’illusione ottica del pacchetto. BAR usa il marchio Look Alike nel 2004 per Lucky Strike. Subaru sostituisce il “555” nel WRC con tre lune stilizzate.

L’impronta indelebile nella nostra memoria

Oggi le auto nascono al supercomputer. La griglia di partenza soffre un paradosso estetico. Per limare fino all’ultimo grammo di peso, le scuderie rinunciano a chili di vernice lasciando a nudo vaste campiture di carbonio opaco. Il risultato è un paddock scuro e omogeneo. Riconoscere le vetture a trecento all’ora è diventato difficile.

In questo deserto di colore, il valore della memoria cresce. Le livree storiche non appartengono agli sponsor. Appartengono a noi. Sono la scenografia delle nostre domeniche in famiglia davanti alla TV. Sono il faro nella notte gelida sulle montagne in attesa di un rally. Sono il colore delle lacrime per un campione perso. Sono l’urlo per un sorpasso all’ultima curva.

yrrell P34 a sei ruote con livrea Elf in pista a Imola
La rivoluzionaria Tyrrell a sei ruote, qui nella storica livrea blu Elf di Patrick Depailler.

Quando incrociamo un motivo nero e oro, un giallo brillante o un blu con i cerchi dorati, la mente non vede un marchio. Vede l’anima di uomini che sfidano la fisica per diventare immortali. I motori cambieranno ancora. Ma la nostra passione avrà sempre bisogno delle sue indelebili pitture di guerra.

Formula 1 Arrows Warsteiner fuori pista sulla ghiaia a Imola
Il giallo e nero Warsteiner, uno dei mimetismi più eleganti del paddock, in un’uscita di pista che racconta bene la ferocia delle Formula 1 di quegli anni.

LA PAROLA AI LETTORI

E tu? Quando chiudi gli occhi e ripensi ai motori della tua infanzia, qual è la prima livrea che vedi? Qual è il colore della tua gioventù?

Raccontacelo nei commenti qui sotto o condividi la foto del tuo poster d’infanzia sui nostri canali social!

 

Foto di https://msole78photo.it

0 0 voti
Valutazione dell'articolo
Iscriviti
Notificami
guest
0 Commenti
Vecchi
Più recenti Le più votate
errore: Content is protected !!
0
Esprimete la vostra opinione commentando.x